Quel messaggio di nonna

Quando ricevette il messaggio di sua nonna un sorriso compiaciuto gli si disegnò sul volto. Era stato lui ad insegnarle ad usare il programma di messaggistica che oramai spopolava tra i giovani e, a dire il vero, anche tra i meno giovani. Il messaggio però conteneva due punti d’interpunzione: uno esclamativo ed uno interrogativo e questo lo preoccupò un poco, quando nonna usava quella scrittura, voleva dire che aveva cose importanti da comunicargli e per questo non si ammettevano rifiuti. L’appuntamento a casa di nonna era per il primo pomeriggio, o meglio, molto primo pomeriggio, perciò alle quattro in punto suonò sulla porta di casa. Nonna se lo strinse con il suo solito abbraccio di grande madre. Non c’era nulla di più bello che essere abbracciati dalla nonna che da sempre era la sua preferita. La sua grande mamma. Fin da bambino si era creato tra di loro un legame speciale, fatto di complicità, di gioco, di racconti d’avventura dove immaginavano di girare il mondo insieme a esploratori esperti, oppure a viaggiatori occasionali, ed anche a nuovi amici incontrati lungo il cammino. Era sempre stato un grande gioco stare insieme a nonna. Di origine Cubana, la grande mamma, come ogni tanto la chiamava, era una vera forza della natura. Tutta la storia della sua vita, aveva viaggiato in compagnia di un pezzo di storia dell’isola di Cuba fino al suo viaggio della speranza in Italia. Anche la batida de guajaba che trovò pronta da servire in cucina era una specialità Cubana e faceva parte di quel pezzo di storia.

La guajaba è un frutto molto profumato, della grandezza di un limone o poco più e sua Nonna preparava la batida con grande maestria. Tagliava a piccoli pezzi i frutti e li frullava insieme a del ghiaccio ed un po’ di latte aggiungendo dello zucchero di canna, alla fine passava tutto al setaccio per raffinare il liquido rosa della batida.

– Debbo farti leggere i risultati delle analisi e della TAC – gli disse nonna mentre versava la batida su un bicchiere da bevanda.

Il giovane studente di medicina non era mai contento quando gli chiedevano di leggere analisi e risultati di referti medici, quelle di sua nonna poi manco a parlarne. Un po’ più che ventenne di certo non aveva rughe che potessero vantare una presenza sul suo volto ma in quel momento il suo viso dovette cedere a qualche segno al centro della fronte. Tra le cifre ed i confronti non c’era confronto. Tutti i valori erano alterati. Il buon studente di medicina disse semplicemente:

– Perché?

– Perché questa è la vita amato nipote – rispose nonna.

– Debbo chiederti un favore, desidero che mi accompagni a Cuba! Vorrei vedere la mia terra e l’altro pezzo di famiglia che ancora vive la.

– Va bene! – fu la sua unica risposta, e non poteva essere che quella, anche se, un numero imprecisato di pensieri si presentarono alla sua porta. Qualcuno chiedeva come poteva un giovane studente di medicina con trepuntoquattordici seguitori su twitter e seipuntoventotto su Facebook seguire nonna in un viaggio a Cuba. Altri gli ricordarono di quella sera quando suo padre, sua madre presente ma non partecipante in forma attiva e sua nonna, ebbero una discussione sopra le righe, sopra i quadrati, sopra i fogli, sopra i quaderni, sopra tutto. Suo padre gridava che non c’era bisogno della medicina per curare l’azienda agricola di famiglia e sua nonna gridava che non solo la medicina era necessaria ma la medicina faceva parte della vita di suo nipote. Gli altri pensieri dopo questo ricordo non dissero nulla perché l’unica risposta, era che che quel viaggio il giovane brillante studente di medicina lo doveva alla sua grande madre.