Venezia volé

Ho fatto un sogno! Ho sognato di trovarmi in una epoca futura e di assistere ad un evento traumatico.

Erano anni nuovi quelli di cui ho sognato, il mondo era andato come un treno, o meglio, come una macchina interstellare, visto che il treno era da tempo un pezzo d’antiquariato. Tutte le risorse disponibili nel nostro Pianeta erano state sfruttate molto in fretta nel disinteresse e nella trasgressione di ogni regola, rispondendo soltanto all’egoismo ed alla soddisfazione di un nugolo di ricchi e meno ricchi, tutti convinti che i piaceri di una vita dissennata totalmente lontana dalla natura, debbano produrre solo godimenti e nessun patimento, dimenticando che se si rompe il giocattolo “Terra” nessuno potrà più giocarci. L’inquinamento, com’era logico aspettarsi, aveva raggiunto livelli di guardia fuori dalla guardia. Il clima, con l’aumento incontrollato della temperatura, era diventato instabile, affetto com’era da continue piogge e caldo sempre più soffocante. In Italia la città di Venezia soffriva sempre più spesso l’invasione dell’acqua alta. Ogni giorno il politico di turno, annunciava di avere la soluzione del problema e, nel caso di una sua elezione, prometteva la messa in atto dei provvedimenti necessari e risolutivi. I più grandi scienziati e gli abitanti della città, tutti uniti per la prima volta, chiesero con forza che per la città più fotografata della Galassia, fosse necessario intervenire subito, non c’era più tempo da perdere, era una questione di vita o di morte. La politica non poté più giocare al rimpiattino. Fu indetto un concorso invitando tutte le Nazioni della galassia a trovare una soluzione capace di eliminare per sempre il problema dell’acqua alta. Tra i tanti progetti presentati quello che meglio di ogni altro incontrò il favore di tutti, fu il progetto presentato dai tecnici di LunaTre. L’idea era semplice: bisognava segare ad uno ad uno tutti i pali di legno che tenevano in piedi Venezia, inserire una lastra di acciaio così da creare un piano di appoggio per poi sollevarlo rialzando l’intera città. La nazione intera approvò il progetto! I lavori presero il via con il plauso dell’intera comunità. Tutti gli abitanti erano ben contenti di liberarsi una volta per tutte dei propri stivali per sostituirli con delle belle scarpe all’ultima moda. Gli operai di LunaTre lavorarono con grande professionalità. Tutti i pali furono segati e nel mezzo del taglio fu inserita la famosa piastra d’acciaio. Tutte le lastre furono collegate e saldate come in una ragnatela, creando un unico e grande piano. Arrivati a questo punto la società propose una variante al progetto che prevedeva il sollevamento della città non più con dei martinetti idraulici ma attraverso dei cavi agganciati ad una flotta di Converticotteri Interstellari, questa procedura doveva, nelle dichiarazioni fatte dagli ingegneri, accelerare il processo di innalzamento, così da permettere l’inserimento di un sandwich in fibra di carbonio alto due metri. Tale misura era quella calcolata per prevenire il fenomeno dell’acqua alta e l’allagamento della città. L’urgenza delle cose che spesso è cattiva consigliera, anche in questa occasione non si volle smentire, nessuno infatti ebbe il minimo sospetto che dietro quella variante si nascondesse un imbroglio. I cavi furono agganciati! Le macchine volanti cominciarono a sollevare la città! Tutto era pronto per inserire il sandwich in fibra di carbonio che con il suo spessore avrebbe assicurato un futuro sicuro e duraturo ma, invece di fermarsi all’altezza prestabilita, Venezia prese definitivamente il volo fino a sparire dalla vista incredula di tutti cittadini che, per ragioni di sicurezza, erano stati trasferiti nelle campagne limitrofe. Al suo posto comparve una scritta che si poteva leggere nettamente nel cielo, poche parole, che avevano però, tutto il sapore del nostro fallimento di custodi delle nostre bellezze, la scritta recitava:

“Scusateci se vi abbiamo rubato la vostra città ma, non la meritavate!”.

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